Grazie alle loro caratteristiche i PFAS vengono utilizzati in diversi settori industriali e di consumo per rendere le superfici idro e oleo repellenti e resistenti al calore e all’usura: si trovano ad esempio all’interno di tessuti, pelle, tappeti ed abbigliamento, rivestimenti di carta ad uso alimentare e pentole antiaderenti. Il materiale contenente PFAS più conosciuto commercialmente è il Teflon (PTFE): questo viene usato sia per ricoprire le padelle, sia in tessuti idrorepellenti e traspiranti come il Gore-tex che per la costruzione di elementi impermeabilizzanti nel settore edile.
I PFAS vengono utilizzati anche nel settore del car care: si possono infatti trovare in commercio cere, polish e coating a base di PFAS che promettono una buona resistenza all’usura e una protezione della carrozzeria creando una pellicola protettiva antistatica che respinge smog e sporcizia, consentendo così alla vernice di rimanere pulita e protetta.
A causa della loro persistenza ambientale e della loro capacità di accumularsi negli organismi, ultimamente alcune ditte produttrici hanno previsto una riduzione della produzione e la sostituzione di PFOA e PFOS con PFAS a catena più corta (6 o 4 atomi di carbonio), che hanno una persistenza ridotta, misurabile in qualche decina di giorni.
L’ambizioso obiettivo dell’industria dei prossimi anni è quello di eliminare totalmente l’utilizzo dei PFAS e trovare sostanze alternative al fine di raggiungere una maggiore tutela dell’ambiente e della salute, anche se il compito non è facile sia a livello di performance che di costo. L’ultimo aggiornamento del Regolamento REACh vieta la produzione o l’immissione sul mercato del PFOA come sostanza in quanto tale e come componente di una miscela in tutti i settori produttivi entro il 4 luglio 2023. Il PFOS ed i suoi derivati sono classificati dal Reg. (CE) n°850/2004 come inquinanti organici persistenti (POP), e quindi sono già sottoposti a divieto o severa limitazione della produzione e del loro uso nei prodotti.